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Indicatore deterministico di perdita massima

Indicatore deterministico di perdita massima

Continuando il percorso degli indicatori deterministici non basati sulla logica di media e varianza, oggi esaminiamo il fantomatico “max drawdown” ovvero la perdita massima che uno strumento finanziario, qualunque esso sia ha subito in precedenza.

Partiamo da come si calcola, che è semplice ma è opportuno comprendere bene, supponiamo che al tempo t1 il valore di un fondo sia 100, al tempo t2 il valore è 105, al tempo t3 il valore torna a 101, il drawdown è pari al 4%, ovvero è la differenza tra il valore massimo della serie storica e il valore minimo successivo al massimo.

Chiaramente se poi la serie storica cala ancora a 90, il max drawdown sarà quasi del 15%.

PERCHE' E' IMPORTANTE?

Perché evidenzia la perdita massima che un determinato strumento finanziario, sia esso un fondo, un titolo azionario, una crypto valuta o uno strumento monetario ha subito nel corso del tempo.

E’ un indicatore che evidenzia il vero rischio di perdita, seppur potrebbe essere momentanea che tale strumento in passato ha costretto a sopportare a tutti coloro che hanno acquistato tale strumento prima del massimo.

Come spesso detto, anche nel post di due settimane fa. Come descrivere i Mercati Finanziari la volatilità, spesso considerato indicatore di rischio (ma in realtà più un indicatore di incertezza) non è in grado di descrivere bene il reale rischio che un investitore si trovi a dover sopportare.

Queste due serie storiche hanno medesima media e varianza, ma completamente diverso percorso e quindi perdita massima che il cliente ha dovuto sopportare.

Questo grafico qui sotto è ben conosciuto da chi segue DIAMAN o il nostro blog, e rappresenta la percentuale di recupero necessaria per tornare al valore iniziale dopo una perdita specifica.

Questo rapporto tra perdita e recupero necessario, diventa sempre più ampio man mano che la perdita diventa più rilevante, ovvero per fare un esempio, se perdo il 25% e quindi da 100 vado a 75, per tornare al valore di 100 devo fare il 33,3%, ovvero il rapporto tra 25% e 33% significa che devo impiegare 133% di energia in più per il recupero rispetto alla perdita subita.

Se perdo il 50% e quindi mi trovo che l’investimento di 100 va a 50, per tornare a 100, io devo raddoppiare 50, quindi fare il 100%, questo significa che il rapporto tra perdite e guadagni necessari è pari a 200%, ovvero le perdite contano il doppio dei guadagni.

Se poi l’investimento perde un ulteriore 10 di valore, andando da 100 a 40, quindi una perdita del 60% (invece che del 50%), il recupero necessario è pari al 150%, quindi il rapporto tra perdite e guadagni diventa del 2,5.

ESPONENZIALE

Da questo si evince chiaramente che più la perdita è grande, più si amplifica l’energia positiva necessaria per recuperare semplicemente le perdite precedenti.

Quindi è fondamentale capire se lo strumento finanziario che si vuole comprare, è in grado di proteggere da grosse perdite oppure no, e questo lo si può sapere solo analizzando la serie storica non con la media e la varianza ma con un indicatore di massima perdita sopportata (max dradown, in inglese).

DIFETTO

Il difetto di questo indicatore è che misura unicamente il peggior caso successo nella storia, ma altri indicatori verranno analizzati nelle prossime settimane per risolvere questo limite, però di certo è un validissimo indicatore per aspettarsi da quell’investimento una potenziale perdita futura, e quindi comprendere (anche in ottica di MiFID II) se tale perdita può essere sopportata o se può comportare dei problemi nella gestione degli investimenti.

Per ridurre la potenziale perdita massima ci sono tre strumenti:

1)La diluizione

2)La diversificazione

3)La gestione attiva

DILUIZIONE

La diluizione significa che se voglio acquistare un bel fondo azionario americano, ma ho paura di perdere il 50% del mio portafoglio, e al massimo posso sopportare il 12,5%, allora dovrò investire il 25% nel fondo americano e il 75% in asset privi di rischio (o quasi); la MiFID II predilige questa logica che però a mio avviso presenta molti altri rischi, non ultimo il fatto che gli attuali asset a basso rischio, ovvero le obbligazioni, rappresentano un rischio molto superiore a quello palesato negli anni passati, visto che i rendimenti sono praticamente nulli ed un eventuale rialzo dei tassi farebbe abbassare i prezzi.

DIVERSIFICAZIONE

La diversificazione è fondamentale negli investimenti (Madoff insegna con la mega truffa da 50 miliardi di USD che ha nesso in ginocchio intere communità); una sana diversificazione è fondamentale, tantè che noi abbiamo messo a punto degli indicatori per cercare di comprendere quando una diversificazione è sufficiente o scadente. Chiaramente la diversificazione non diluisce il rischio sistematico, ma almeno lo specifico si.

Con il software EXANTE Funds, abbiamo messo a punto degli scenari di stress test per far comprendere come si sarebbe comportato un determinato portafoglio di investimento in determinate situazioni di crisi passate, in modo da far comprendere a chi deve eseguire l’asset allocation, se la diversificazione e la composizione del portafoglio possano ridurre il drawdown massimo.

 

GESTIONE ATTIVA

Il terzo strumento per ridurre il massimo drawdown è la gestione attiva, tanto criticata da chi non ha gli strumenti per farla (ci vuole una gestione patrimoniale per essere efficienti, altrimenti diventa quasi impossibile per un consulente fornire una gestione attiva ai propri clienti.

Gestire attivamente l’entrata e l’uscita dai mercati è una cosa che DIAMAN esegue dal 2002, in tempi in cui non si parlava ancora di risk on e risk off (come viene definita spesso questa strategia), non si sapeva cosa significasse strategia quantitativa e soprattutto non era ancora stata coniata la parola Robo Advisor.

 

Fonte dati: Banca Patrimoni Sella e Diaman SCF, elaborazione Diaman SCF

Questo grafico mostra il mercato azionario globale dal luglio 2002 al . luglio 2017 (15 anni) con una soluzione di diluizione (linea azzurra, benchmark bilanciato 50%-50%) e la gestione dinamica reale (questo non è un back test ma dati ufficiali della banca detentrice della gestione patrimoniale) che entra ed esce settimanalmente con ottica protettiva e non speculativa.

Gestire attivamente l’entrata ed uscita di uno strumento finanziario non è oggettivamente semplice, ci vuole metodo e metodologie adeguate per farlo, però onestamente possiamo vantare di aver ridotto drasticamente le perdite massime ai clienti (e ai consulenti) che hanno creduto in noi in tutti questi anni, e sono ragionevolmente confidente che continueremo a farlo anche in futuro.

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DB

 

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Giovedì, 15 Novembre 2018

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