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#FondiQuotati, parte due

#FondiQuotati, parte due

La ormai prossima quotazione dei fondi comuni nel segmento ETFplus di Borsa Italiana è una rivoluzione storica nel panorama europeo degli investimenti.

Ancora una volta, dopo la regolamentazione dell’Equity Crowdfunding, l’Italia si conferma leader in Europa proponendo una innovativa metodologia di sottoscrizione che permetterà ad investitori privati ed istituzionali di acquistare i fondi comuni molto più facilmente.

 

A parte l’Inghilterra, dove peraltro sono quotati fondi sofisticati e non UCITS IV, non ci sono altre esperienze di quotazione di fondi comuni di investimento aperti, anche se altre borse si stanno preparando per seguire l’esempio della Borsa Italiana.

COMPARAZIONE CON ETF

 Siamo tutti consapevoli che il segmento degli ETF in Italia rappresenta una storia di successo con quasi mille comparti quotati in 12 anni di crescita pressoché continua, e quindi abbiamo analizzato i dati di Mondo ETF per capire come si è mossi il mercato nei primi tre e cinque anni di sviluppo del nuovo segmento.

Dopo tre anni, sono stati raccolti 4 miliardi di Euro, un successo molto forte che nemmeno segmenti emergenti come il mercato quotato AIM per le piccole imprese è riuscito a replicare.

Il numero di ETF quotati era dopo tre anni ancora molto basso, però la raccolta è stata molto forte, guidata dalla proposizione commerciale di ottenere risultati simili all’indice con costi contenuti.

Probabilmente alla partenza del nuovo segmento di fondi quotati, il numero di comparti presenti sarà già maggiore degli ETF nel 2005, (si stima tra i 50 e 70 isin) ma questo non significa che raccoglieranno subito molto di più degli ETF, anzi, la crescita sarà lenta e progressiva con numeri ragionevoli nell’ordine di decine o se va bene qualche centinaia di milioni, numeri irrisori per le grandi case ma di forte interesse per quella parte di società emergenti che fanno fatica a stringere accordi di distribuzione con le grosse reti di promotori o primarie banche commerciali.

PROMOTORI E FONDI

A mio avviso i promotori non hanno alcun motivo per temere questo nuovo mercato, perché se andrà bene sarà al massimo in grado di replicare il successo degli ETF, di conseguenza possiamo stimare una raccolta a fine 2017 per il segmento di fondi quotati ottimisticamente tra 3 e 4 miliardi di euro, che sono nulli rispetto ai 1500 miliardi di raccolta dei fondi comuni in Italia.

ENTRATA DEI GROSSI PLAYER

Non credo che questo avverrà nel breve, se fossi al comando di una SGR con 100 miliardi in gestione, non mi interesserebbe per i primi anni andarmi a scontrare per litigare con tutti gli altri player 3 miliardi di euro che suddivisi su 500 comparti (questo è il numero di fondi che mi aspetto a fine 2017) sono 6 milioni di euro a fondo; comunque anche se questo avvenisse, ed entrassero per fare un esempio 2000 fondi in borsa, sarebbe illusorio pensare che la raccolta passerebbe a 12-15 miliardi, perché un segmento distributivo come la Borsa non può necessariamente moltiplicare la raccolta in base ai fondi presenti, e di conseguenza la massa media per comparto sarebbe probabilmente inferiore ai 5 milioni per fondo.

TRADING SUI FONDI

premesso che penso che la gran parte degli investimenti arriverà da investitori istituzionali, quindi più stabili nelle scelte di investimento, il rischio di trading sui fondi è principalmente per le società di gestione, perché è complesso e riduce la performance complessiva del comparto avere flussi di acquisto e vendita incontrollati; viceversa per gli investitori io personalmente preferisco che un trader compra e venda un fondo che un titolo, poiché il rischio di fare danni enormi sugli investimenti con i fondi è decisamente inferiore rispetto ad acquistare un titolo sbagliato in borsa, proprio per le caratteristiche di volatilità e di diversificazione che un fondo offre.

INVESTITORI ISTITUZIONALI

Quasi tutti i fondi hanno classi riservate agli investitori istituzionali con commissioni ridotte rispetto alle classi per i privati, ma la complessità per accedere a tali classi non è banale, soprattutto in questi ultimi anni, poiché le banche depositarie dopo il fallimento di Lehman Brothers hanno regolamenti molto più ristrettivi e chiedono complicate due diligence in inglese e una serie di documenti che un responsabile finanza di una banca medio piccola si trova in difficoltà a produrre, mente con un semplice click potrà acquistarle in borsa, è per questo che ritengo che molti istituzionali punteranno ad acquistare direttamente in borsa, più facilmente e più velocemente con un costo commissionale normalmente poco più elevato.

COMMISSIONI Più BASSE

noi abbiamo scelto di convertire una classe esistente poco utilizzata in classe dedicata alla borsa, quindi non realizzeremo classi nuove tranne per un comparto che non aveva tale classe; a livello di commissioni abbiamo scelto di proporre una via di mezzo tra la classe istituzionale e la classe retail, mantenendo un privilegio agli istituzionali che investiranno direttamente ma dando un vantaggio ai clienti che sceglieranno la borsa per acquistare direttamente i nostri comparti.

OPPORTUNITA’ O RISCHIO

per noi società emergenti la quotazione in borsa rappresenta un’opportunità fantastica, perché molti ci conoscono ma non hanno possibilità di acquistarci per se o per i propri clienti, quindi contiamo che questo nuovo mercato ci offrirà la possibilità di fare quel salto di qualità che permetterà anche a chi crede in noi di avere i benefici ed i risultati che si merita.

 

 

 

Fondi Quotati, si parte!
Buon Natale e meraviglioso fine d'anno

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Mercoledì, 21 Agosto 2019

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